Prevenzione Attiva e Rinforzo del Sistema immunitario

Prevenzione Attiva e Rinforzo del Sistema immunitario

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Oggi viviamo più a lungo, ma talvolta in un ambiente ostile: infatti l’inquinamento (atmosferico, dell’acqua, dei cibi) e i ritmi di vita sempre più stressanti rappresentano ormai una minaccia quotidiana per la salute, mettendo a dura prova le difese immunitarie dell’organismo.

L’ambiente in cui viviamo è ricco di microrganismi, come batteri, virus e funghi, di cui alcuni sono innocui mentre altri, in particolari condizioni, possono proliferare nel nostro organismo andandolo ad alterare e favorendo l’insorgenza di disturbi o malattie.

Se le possibilità d’intervento per contrastare l’inquinamento sono a tutt’oggi scarse, si possono però migliorare le condizioni di vita del singolo individuo, modificando le abitudini alimentari, dedicando del tempo ad un’attività che rilassi sia la mente che il corpo e cercando nella Natura i rimedi che possono aiutare.

Il sistema immunitario è la sede di gran parte delle nostre difese ed è fondamentale che sia efficiente. L’organismo sviluppa le sue capacità di difesa nel corso di tutta la vita ed è solo scontrandosi con virus e batteri che impara a difendersi mettendo in atto tutta la risposta immunitaria di cui è capace. Naturalmente, quando necessario, occorrerà rivolgersi ad un medico, ma è certamente preferibile prevenire tale evenienza “partendo in anticipo”, andando cioè a ricercare tutto ciò che potrebbe stimolare l’efficienza del nostro sistema immunitario.

La prima difesa parte da una corretta igiene, e in quest’ottica risulta importante lavarsi bene e spesso le mani, che rappresentano il primo veicolo d’accesso per gli agenti patogeni.

Anche lo stile di vita gioca un ruolo fondamentale nella prevenzione, pertanto si suggerisce l’astensione dal fumo, dall’eccesso di alcool, come anche si consiglia di seguire un’alimentazione ricca di vitamine e minerali, la più variegata possibile, e di dare il giusto peso ad un buon riposo, rispettando le 7-8 ore di sonno giornaliero e l’orario in cui ci si corica la sera.

Un altro ruolo importante per quel che riguarda una buona funzionalità del sistema immunitario lo gioca il livello di stress a cui siamo sottoposti: lo stress, infatti, è direttamente coinvolto in un’eccessiva produzione di cortisolo, con conseguenze negative che coinvolgono l’intero organismo. Per questo motivo sarebbe ottimale dedicare dei momenti, durante la giornata, allo svolgimento di un esercizio fisico come anche alla pratica della meditazione anche per soli 5 minuti al giorno.

È importante mangiare bene e in modo variegato, prestando una particolare attenzione alla presenza di verdura, cereali integrali, legumi, frutta ma anche carne, pesce e uova biologiche, riducendo, invece, il consumo di latte e derivati come anche quello di zuccheri semplici e raffinati, per ottenere dall’alimentazione quel pool di vitamine e sali minerali così importanti per le difese immunitarie e per nutrire i batteri benefici del nostro intestino, buoni alleati nella prevenzione delle malattie.

Le vitamine più importanti per stimolare il sistema immunitario sono:

  • La Vitamina C presente in: agrumi, kiwi, peperoni, prezzemolo, patate, pomodoro, cardo, frutta fresca e nella maggior parte delle verdure.
  • Le Vitamine del gruppo B presenti in: cereali integrali, fegato, carne di maiale, pollo, noci, nocciole, fagioli, orzo, piselli, lievito di birra e tuorlo d’uovo.
  • La Vitamina A presente in: spinaci, cavoli, carote, zucca, uova, burro, banane, albicocche, ciliegie, peperoni e prezzemolo.
  • La Vitamina D presente in: tuorlo d’uovo, pesce, olio di fegato di pesce, avena, burro, tonno, salmone e mandorle.

La Vitamina D oltre ad essere essenziale per l’assorbimento del calcio da parte dell’organismo, ha la capacità di modulare la risposta immunitaria nella cute e in altri tessuti. In virtù di questa azione benefica della Vitamina D, è bene fare un accenno al virus che da un anno e mezzo ha modificato il nostro modo di vivere e soprattutto ha fatto tante vittime in tutto il Mondo: SARS-CoV-2. Alcuni ricercatori hanno osservato che Il deficit di Vitamina D potrebbe rivestire un ruolo nella maggiore suscettibilità all’infezione da SARS-CoV-2 come anche l’esposizione a un più alto rischio di esiti gravi della malattia ad esso associata, il COVID-19. Infatti, sono in corso numerosi studi circa il potenziale effetto terapeutico della supplementazione con Vitamina D sia nei pazienti-Covid che nella prevenzione, soprattutto nella fascia d’età degli ultra ottantenni.

Inoltre vi sono micronutrienti che, insieme alle vitamine, concorrono a mantenere alto il meccanismo di difesa immunitaria, ed i più importanti tra questi sono:

  •  Il Ferro: fondamentale per l’ossigenazione dei tessuti attraverso la sintesi di emoglobina (contenuta nei globuli rossi). Si trova come ferro-eme nel fegato, nella carne, nelle uova e come ferro-non-eme nel grano, nei cereali integrali e nella frutta rossa.
  • Lo Zinco: importante per la sua funzione antiossidante e antivirale, oltre che per il coinvolgimento nel metabolismo degli zuccheri. Si trova nel lievito di birra, nei fagioli, nelle noci, nei semi di girasole, nelle germe di grano, nel pesce, nelle ostriche, nei crostacei, nella carne e nel fegato.
  • Il Selenio: è un antiossidante e favorisce la produzione di anticorpi. Si trova nel tonno, nelle alghe, nella crusca, nelle germe di grano, nei broccoli, nelle cipolle e nei pomodori.

Sarebbe utile prediligere gli alimenti che ne siano naturalmente ricchi, tuttavia, l’inquinamento, l’impiego di fertilizzanti chimici, l’impoverimento dei terreni, la lavorazione industriale e le attuali tecniche di conservazione impoveriscono gli alimenti di questi preziosi elementi. Pertanto, per garantire al nostro organismo livelli ottimali di questi micro elementi, ci si potrà rivolgere ad integratori specifici.

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Malattie da Raffreddamento

Malattie da Raffreddamento

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Con l’arrivo dell’autunno ed il cambio repentino di temperatura si è più facilmente esposti ad infezioni virali che colpiscono naso, gola e bronchi che, se incontrano un organismo con un sistema immunitario debilitato, possono evolvere in infezioni delle vie aeree superiori.

Durante l’ultimo anno e mezzo, la vita di tutti noi è stata stravolta per la comparsa del virus SARS-CoV-2, appartenente alla famiglia dei Coronavirus.

Questo virus si diffonde attraverso le microgoccioline (drops) veicolate da starnuti, tosse, o semplicemente parlando a distanza ravvicinata. Un’altra forma di contagio diretto è rappresentata dal bacio o dalla stretta di mano. Ha alta contagiosità e colpisce il tratto respiratorio superiore e inferiore, pur manifestando sintomi che colpiscono tutti gli organi e gli apparati. Nei casi più gravi può verificarsi una polmonite interstiziale che può arrivare al decesso del paziente, come purtroppo sappiamo bene. La terapia non è stata ancora ufficializzata, e l’arrivo dei vaccini sembrerebbe aver contenuto la diffusione e la gravità della malattia.

L’influenza si manifesta nella stagione invernale ed è causata da un virus molto contagioso che si diffonde anch’esso come il precedente attraverso le microgoccioline, con i baci e con la stretta di mano. Il periodo d’incubazione dell’influenza varia da qualche ora a tre giorni e i sintomi si manifestano con febbre, mal di testa, mal di gola, dolori muscolari o articolari e possono insorgere tutti insieme o separatamente.

La malattia da raffreddamento si diffonde come l’influenza con un periodo d’incubazione che può protrarsi fino a cinque giorni, con sintomi similari ma sensibilmente più attenuati.

Il raffreddore è quasi sempre di origine virale, colpisce le mucose nasali infiammandole e la sintomatologia inizia con starnuti ripetuti, per poi proseguire con rinorrea (naso che cola) fino all’ostruzione nasale. Spesso il raffreddore è il primo sintomo della malattia da raffreddamento.

Premesso che per tutti gli scenari appena descritti è molto importante adoperarsi con misure preventive, possiamo però affermare che quando si è colpiti da una qualsiasi di queste malattie si raccomanda per prima cosa di evitare luoghi affollati, stare a riposo, assicurare una corretta idratazione attraverso l’introito di liquidi quotidiani come acqua, tisane, tè, brodi e spremute.

Per decongestionare le mucose si consiglia di ricorrere all’assunzione di spray nasali, inalazioni con prodotti specifici ad azione antimicrobica e antimicotica o al tradizionale fomento (inspirazione di aria umidificata con un olio essenziale balsamico come eucalipto o timo).

Insieme all’aumento dei liquidi bisogna prevedere anche una corretta alimentazione, che sarà sempre di aiuto e di supporto in un quadro sintomatologico come quello descritto. Suggeriamo di scegliere alimenti ricchi in Vitamina C, quali kiwi, arance, broccoli, cavolfiori e patate; evitare cibi grassi e latticini che aumentano la secrezione di muco; introdurre verdure crude o poco cotte per salvaguardare vitamine e sali minerali che si perderebbero altrimenti con la cottura, specialmente con la bollitura; selezionare solo frutta di stagione.

Nel caso del Covid-19, vi sono recenti studi che sottolineano l’importanza della supplementazione di Vitamina D sia nei pazienti che ne presentino livelli insufficienti che negli anziani anche se con livelli nella norma, per lo spiccato ruolo immunomodulante di questa Vitamina.

Un esempio di dieta giornaliera da seguire durante la sintomatologia è il seguente:

iniziare la giornata, prima della colazione, con un bel bicchiere di acqua calda con limone e zenzero fresco grattugiato, per garantire un buon apporto di Vitamina C e di antinfiammatorio naturale; proseguire poi con una tisana alla malva e prodotti integrali con marmellata bio di arance o albicocche; prevedere il consumo di alimenti verdi, gialli e arancioni durante tutta la giornata e concludere con una cena leggera a base di brodo di carne magra con pastina, per favorire il riposo notturno.

Si consiglia di associare all’alimentazione appena descritta anche degli integratori naturali ricchi di Vitamina C, Vitamina D e Zinco.

Qualora i sintomi dovessero peggiorare e comparire la febbre, per una sovrainfezione batterica, allora e solo in questo caso è bene consultare il proprio medico per sottoporsi ad un’eventuale cura antibiotica. È bene ricordare, che questa sarà in grado di combatte solo i batteri e non i virus, che sono peraltro quasi sempre i responsabili delle malattie da raffreddamento.

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Ritenzione Idrica e Cellulite

Ritenzione Idrica e Cellulite

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Vi è molta confusione tra ritenzione idrica e cellulite, che pure essendo connesse non esprimono la stessa problematica. 

La Ritenzione Idrica è un inestetismo caratterizzato da ristagno di liquidi e materiale di scarto negli spazi interstiziali ovvero negli spazi tra una cellula e l’altra. 

È uno stato infiammatorio delle cellule adipose con un’alterazione nello scambio tra il tessuto e il sistema circolatorio.  

Possiamo dire che rappresenti lo stato che precede la comparsa della cellulite con cui condivide infatti i fattori predisponenti. 

La Cellulite o P.E.F.S. (“Panniculopatia Edematofibrosclerotica”) è un processo degenerativo del pannicolo adiposo sottocutaneo, che deriva da un’alterazione degli scambi del microcircolo (i piccoli vasi arteriosi e venosi) negli arti inferiori. 

L’alterazione del sistema linfatico e venoso comporta un rallentamento del flusso sanguigno con ritenzione idrica degli spazi intercellulari e ipertrofia (aumento di volume) delle cellule adipose. 

Si manifesta quasi esclusivamente nel sesso femminile, in genere dopo la pubertà, si accompagna spesso ad accumuli adiposi su cosce, fianchi e glutei ed è quasi sempre riconducibile all’azione degli estrogeni (ormoni sessuali femminili) che favoriscono una maggiore ritenzione di liquidi e deposito di grasso in particolari zone del corpo. 

Tra i fattori favorenti vi è oltre al sesso femminile, la razza bianca ed una predisposizione genetica dei disturbi del microcircolo: insufficienza venosa e linfatica con fragilità capillare. 

Le manifestazioni cutanee risentono delle fasi del ciclo mestruale, ma anche della fase di vita della donna: l’aspetto “a buccia d’arancia”, così come la ritenzione idrica, peggiorano nella fase premestruale e in gravidanza, tendendo a diminuire dopo la menopausa. 

Ci sono dei fattori aggravanti come: 

  •  una muscolatura poco tonica, per sedentarietà o per rapido dimagrimento;  
  • un’alimentazione non sana con eccesso di zuccheri, sale e grassi;  
  • la postura scorretta e lo stare troppo seduti;  
  • il fumo e lo stress con la sua inevitabile ripercussione sul quadro ormonale;  
  • la terapia prolungata con estroprogestinici; 
  • l’abitudine ad indossare abiti troppo stretti. 

Si possono individuare quattro stadi evolutivi della cellulite

  1. Edematoso, con gonfiore per ristagno di liquidi e accumulo di grasso e acqua nelle cellule. Se la cute viene premuta non rimangono tracce. 
  1. Fibroso, a causa del cattivo drenaggio le cellule adipose restano imprigionate ed inizia il processo di fibrosi reattiva con formazione di noduli, la cute è pallida con aree ipotermiche e se compressa inizia ad assumere l’aspetto “a buccia d’arancia”.   
  1. Fibrosclerotico, con micro-noduli incapsulati. Si avverte dolore alla manovra di “pinzamento” e fastidio al tatto, l’aspetto è “a buccia d’arancia”. 
  1. Sclerotico, si assiste alla formazione di macro-noduli e la cute assume l’aspetto “a materasso”. Questo stadio è irreversibile. 

Cosa si può fare per contrastarle? 

  • Per prima cosa bisogna fare attività fisica di tipo aerobico, evitando però i salti (ad esempio lo step): meglio la camminata veloce, la corsa, il nuoto e l’acquagym. Bisogna essere costanti, l’ideale è fare esercizio fisico per circa un’ora e almeno tre volte a settimana (e comunque non meno di due); 
  • Bere due litri di acqua oligominerale (residuo fisso < 100) al giorno, aggiungendo drenanti a base di tarassaco, betulla, meliloto e bromelina; 
  • Ridurre il consumo di sale nella preparazione dei pasti a massimo un cucchiaino al giorno; 
  • Abolire zucchero raffinato per dolcificare caffè, tè, tisane e imparare a consumarli al naturale; 
  • Limitare ad una volta a settimana il consumo di dolci e prodotti da forno; 
  • La pizza tonda e cotta al forno a legna con verdure può essere consumata sporadicamente; 
  • Aumentare il consumo di verdura fresca, cereali integrali, frutta povera di zucchero, limitando il consumo di formaggi sia freschi che stagionati, di carne rossa grassa e di pesce affumicato e prodotti in scatola; 
  • Abolire il fumo; 
  • Limitare il consumo di bevande alcoliche a una volta a settimana (un bicchiere di vino o una birra media). 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Fame Nervosa

Fame Nervosa

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Nel mio lavoro, mi trovo quotidianamente a dover affrontare il disagio della “fame nervosa”, che è in realtà un termine improprio ormai di uso comune, ma che trova nell’ “emotional eating” la definizione esatta. 

Soprattutto donne, ma anche uomini, si ritrovano spesso dopo cena o nel tardo pomeriggio ad avvertire una “voglia di cibo irresistibile” che li porta a “spizzicare”, per lo più cibi dolci nelle donne e cibi grassi e salati negli uomini. 

Purtroppo è un modo incongruo di reagire ad emozioni negative come tristezza, solitudine, rabbia, delusione, che spesso trova la sua origine nell’infanzia, quando la mamma di fronte al pianto incontrollato del proprio bimbo, invece di indagare la causa, correva a dargli il latte per calmarlo. 

Si instaura così un circolo vizioso di emozioni negative che si autoalimenta. Il più delle volte i pazienti cercano di compensare con digiuni successivi o comunque restrizioni alimentari che, affamando, si risolvono quasi sempre in un fallimento. 

Importante è invece evitare di ridurre in maniera drastica l’alimentazione ed impostare un regime che non sia rigidissimo e dove siano previsti degli snack gustosi ma bilanciati. 

Bisogna inoltre ricordarsi di bere (perché spesso viene confuso il sintomo della sete con quello della fame) e appena arriva imperante il desiderio di mangiare, mandare giù un bel bicchierone di acqua. 

Per contrastare la fame nervosa potrebbe risultare molto utile l’assunzione di integratori contenenti 5-idrossitriptofano (precursore della serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto proprio nella regolazione dell’appetito e dell’umore), che si ritrova in piante come la Griffonia.  

È importante sottolineare che di solito dopo mezz’ora l’impulso si attenua, quindi si possono suggerire dei metodi di distrazione come: 

  • lavarsi i denti 
  • masticare lentamente un’uvetta sultanina 
  • chiamare un’amica 
  • uscire a fare una passeggiata  
  • fare un bagno caldo 

Vi sono inoltre delle tecniche antistress che molti studi hanno dimostrato essere efficaci, come la mindfulness, o attività come lo yoga e la meditazione. 

Inoltre, compito dello specialista è, da una parte smorzare il senso di colpa che spesso provano i pazienti, dall’altra cercare di ascoltare empaticamente i disagi o semplicemente la noia che vi sono dietro, incoraggiando i propri pazienti a non demordere qualora dopo vari tentativi si ritrovino sempre davanti alla dispensa, e suggerendo interventi più incisivi qualora questo disagio si ripercuota in modo prepotente sulla vita del paziente. 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Sovrappeso

Sovrappeso

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Si definisce sovrappeso un indice di massa corporea (IMC = peso / altezza al quadrato), superiore o uguale a 25kg/m2 e inferiore o uguale a 30 kg/m2

Il sovrappeso non è considerato una patologia come l’obesità, ma predispone ad un aumento del rischio di contrarre non solo diabete di tipo II, ipertensione, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, ma anche alcuni tipi di tumore, in particolare a carico di colon, prostata e mammella (quest’ultimo solo dopo la menopausa). 

Il sovrappeso, inoltre, aumenta il rischio di soffrire di sindrome delle apnee notturne, calcolosi della colecisti e fegato steatosico (comunemente detto grasso) che è un fattore predisponente per cirrosi e cancro epatico.  

Quando si mangia più del necessario, l’eccesso viene immagazzinato nelle cellule adipose che si ingrandiscono. Negli ultimi anni si è scoperto che gli adipociti (le cellule adipose) non sono organi inermi, ma veri e propri attori che producono delle sostanze chiamate adipochine, responsabili dell’innalzamento dei valori di glicemia, colesterolo e dei fattori dell’infiammazione. 

Numerosi studi hanno dimostrato, partendo dallo stato infiammatorio subclinico di questi pazienti, che sovrappeso e obesità sono associati ad una maggiore suscettibilità all’infezione da Sars-Cov-2 e ad un suo decorso più “impegnativo”. 

Un parametro ancora più importante dell’IMC per definire il sovrappeso è la circonferenza vita, che dovrebbe essere £ 94 negli uomini e £ 80 nelle donne. È il cosiddetto grasso viscerale, fucina di fattori pro-infiammatori, difficile da rimuovere, localizzato sull’addome e correlato con l’aumento del rischio di morte per cause cardiovascolari, tumori e diabete. 

È molto importante misurare la propria circonferenza vita oltre al peso e nel caso si discosti dai parametri indicati, bisogna correre al più presto ai ripari, iniziando sia un’attività fisica, come una camminata giornaliera di trenta minuti, che una restrizione alimentare che è bene venga impostata da uno specialista. 

Per contrastare l’assimilazione di zuccheri e grassi introdotti con il cibo, si può ricorrere ad integratori a base di sostanze naturali come Nopal (Opuntia o Fico d’India), Cassia nomame, Garcinia, Cromo, Caffè Verde, Lespedeza, mentre per attivare il metabolismo, ad integratori a base di Tè Verde, Cola o Capsico: assieme a alimentazione corretta e movimento, contribuiranno ad instaurare quel circolo virtuoso che ci permetterà di raggiungere il nostro peso ideale e, soprattutto, di mantenerlo nel tempo. 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Cistite

Cistite

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La cistite è un disturbo fastidioso della vescica, a volte, ma non sempre, di natura batterica, che colpisce in larga maggioranza la popolazione femminile (circa il 30% della popolazione femminile ha avuto almeno un episodio di cistite nella vita): l’uretra femminile è infatti più corta di quella maschile e nella cistite batterica vi è una proliferazione incontrollata di batteri che vivono normalmente nell’intestino e che possono risalire fino alla vescica. Questo disturbo interessa però anche la popolazione maschile e può colpire persino nell’infanzia. 

Nella cistite a eziologia batterica, il principale agente patogeno è l’Escherichia coli, un batterio gram negativo, commensale nell’intestino umano. Altri ceppi coinvolti, se pur meno frequenti, sono lo Staphyloccoccus, il Proteus e la Klebsiella. 

Tra le cistiti non batteriche si annoverano quelle dovute al freddo, all’uso di farmaci, alla chemioterapia e quella denominata interstiziale. Quest’ultima è dovuta all’alterazione della permeabilità della mucosa vescicale e al danno della muscolatura liscia della vescica. 

La diagnosi clinica si basa sui sintomi riferiti dal paziente e che si manifestano con aumento della frequenza nella minzione, disturbi nello svuotamento della vescica, prurito e bruciore localizzato alla vagina e talora presenza di sangue nelle urine (ematuria). 

La diagnosi sarà confermata dall’urinocoltura, che presenterà un alto numero di colonie del batterio responsabile, e sulla base dell’antibiogramma verrà prescritta una specifica terapia antibiotica. 

Molto spesso si ha una recidiva della cistite entro sei mesi, con ricorso nuovamente alla terapia antibiotica. Purtroppo il ricorso all’antibiotico per lungo periodo, non solo non ha dimostrato il miglioramento del quadro clinico delle cistiti recidivanti (ovvero tre episodi in un anno), ma ha persino rilevato un aumento del rischio di candidosi vaginale. 

Per tali motivi l’attenzione si è spostata sull’utilizzo di fitoterapici e negli ultimi anni si è visto che l’associazione di principi attivi vegetali come il Cranberry (Mirtillo Rosso), l’Uva Ursina, la Verga D’Oro, con 1 grammo di D-Mannosio, fornisce dei risultati eccellenti su tutte le forme di cistiti acute e recidivanti. Il D-Mannosio è uno zucchero semplice, inerte da un punto di vista metabolico, che si lega alle proteine prodotte dai batteri. Sostanzialmente impedisce l’adesione dei batteri alla mucosa vescicale e, poiché il D-Mannosio viene eliminato rapidamente con le urine, con esso viene eliminata anche la carica batterica.  

Un valido aiuto per ridurre l’esposizione al rischio di cistiti è quello di adottare norme igienico-alimentari, quali: curare l’igiene intima (seguendo una corretta detersione dell’apparato genitale, partendo dalla parte anteriore e proseguendo verso la posteriore e non il contrario); curare la pulizia dell’intestino (correggendo una eventuale stitichezza, che si accompagna frequentemente alla cistite, con il concomitante ripristino della corretta flora-batterica mediante l’assunzione di fermenti lattici prebiotici e probiotici); modificare l’alimentazione prestando attenzione al pH urinario e vaginale. 

Inoltre sarebbe opportuno seguire le seguenti indicazioni alimentari: astensione da alcool, lieviti, latte e derivati, zuccheri semplici e raffinati; prediligere al contrario il consumo di frutta, verdura, cerali integrali e legumi, per fornire un adeguato apporto di fibre sia solubili che insolubili (alimenti prediletti dai batteri “buoni” del nostro intestino). 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

Categories: Sfera Intima
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Candidosi

Candidosi

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L’infezione da Candida è causata da funghi appartenenti alla classe dei Sacchacomycetes, di cui 150 specie sono patogene per l’essere umano. La più frequente è la Candida albicans, seguita da Candida glabrata e Candida krusei. 

È un’infezione molto comune, ne soffre il 20% della popolazione femminile e colpisce almeno una volta nella vita il 75% delle donne. 

La C. albicans è un micete presente nel tratto gastrointestinale, nel cavo orale, nelle mucose genitali e sulla pelle. 

In condizione di equilibrio la C. albicans è innocua, poiché è un elemento costituente della flora batterica e svolge un ruolo importante nella digestione degli zuccheri. Tuttavia, a seguito di particolari condizioni (come antibioticoterapia, stress, disbiosi intestinale, stato di immunodepressione), può attivarsi, replicandosi a dismisura, invadendo i tessuti e diventando quindi contagiosa, dando luogo alla Candidosi.  

I sintomi tipici di questa infezione sono: dolore e prurito in sede vulvare, dolore durante i rapporti sessuali, dolore o bruciore durante la minzione, perdita di liquido biancastro e inodore dalla vagina, chiazze eritematose nell’uomo. Se non trattata prontamente, l’infiammazione può estendersi con arrossamento vulvare e vaginale, gonfiore e perfino ragadi. 

La diagnosi si basa sui sintomi riferiti dalla paziente e viene confermata dall’analisi delle urine e dal tampone vaginale. 

Poiché oltre il 40% delle donne andrà incontro a recidive, non basta ricorrere all’uso di antimicotici (fluconazolo, itraconazolo), ma è importante attuare una terapia integrata con la regolazione del microbiota intestinale, e per questo i probiotici sono fondamentali e vanno sempre aggiunti agli antimicotici assunti per via sistemica e/o per via locale. Nel caso di una vita di coppia, la terapia deve sempre essere combinata con il partner. 

L’utilizzo di integratori a base di Tea Tree Oil, TabebuiaEchinacea, Verga D’Oro, Elicriso in associazione a Fermenti Lattici (L. fermentum, L. acidophylus, B. bifidum) è molto efficace per contrastare tutta la sintomatologia della candidosi e per evitare l’insorgenza di recidive.  

Come trattamento topico, si consiglia l’applicazione locale di creme a base di Argento Colloidale o Tea Tree Oil che svolgono attività antimicotica e/o antibatterica, ma che contengano anche piante come l’Aloe, per contrastare il prurito, o il Silicio Organico per facilitare i processi di cicatrizzazione.  

Anche la detersione assume un ruolo importante per risolvere, nel minor tempo possibile, la problematica, e a tal fine è particolarmente raccomandato l’utilizzo di saponi o mousse detergenti anch’essi con azione antibatterica e antimicotica (e quindi a base di Argento Colloidale o Tea Tree Oil), in aggiunta ad una azione lenitiva (ricorrendo ad altre componenti vegetali, come l’Elicriso o la Camomilla) e contenenti Acido lattico per mantenere un Ph vaginale e vulvare fisiologico. 

Per contrastare la candidosi e, soprattutto, per evitare eventuali recidive, è auspicabile una corretta e adeguata alimentazione. Le indicazioni da seguire sono le seguenti: Evitare alcool, lieviti, latte e latticini, zuccheri semplici e raffinati; Aumentare il consumo di frutta fresca, verdura e legumi per fornire le fibre solubili ed insolubili, che sono il corretto nutrimento per la flora batterica intestinale. 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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