Ritenzione Idrica e Cellulite

Ritenzione Idrica e Cellulite

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Vi è molta confusione tra ritenzione idrica e cellulite, che pure essendo connesse non esprimono la stessa problematica. 

La Ritenzione Idrica è un inestetismo caratterizzato da ristagno di liquidi e materiale di scarto negli spazi interstiziali ovvero negli spazi tra una cellula e l’altra. 

È uno stato infiammatorio delle cellule adipose con un’alterazione nello scambio tra il tessuto e il sistema circolatorio.  

Possiamo dire che rappresenti lo stato che precede la comparsa della cellulite con cui condivide infatti i fattori predisponenti. 

La Cellulite o P.E.F.S. (“Panniculopatia Edematofibrosclerotica”) è un processo degenerativo del pannicolo adiposo sottocutaneo, che deriva da un’alterazione degli scambi del microcircolo (i piccoli vasi arteriosi e venosi) negli arti inferiori. 

L’alterazione del sistema linfatico e venoso comporta un rallentamento del flusso sanguigno con ritenzione idrica degli spazi intercellulari e ipertrofia (aumento di volume) delle cellule adipose. 

Si manifesta quasi esclusivamente nel sesso femminile, in genere dopo la pubertà, si accompagna spesso ad accumuli adiposi su cosce, fianchi e glutei ed è quasi sempre riconducibile all’azione degli estrogeni (ormoni sessuali femminili) che favoriscono una maggiore ritenzione di liquidi e deposito di grasso in particolari zone del corpo. 

Tra i fattori favorenti vi è oltre al sesso femminile, la razza bianca ed una predisposizione genetica dei disturbi del microcircolo: insufficienza venosa e linfatica con fragilità capillare. 

Le manifestazioni cutanee risentono delle fasi del ciclo mestruale, ma anche della fase di vita della donna: l’aspetto “a buccia d’arancia”, così come la ritenzione idrica, peggiorano nella fase premestruale e in gravidanza, tendendo a diminuire dopo la menopausa. 

Ci sono dei fattori aggravanti come: 

  •  una muscolatura poco tonica, per sedentarietà o per rapido dimagrimento;  
  • un’alimentazione non sana con eccesso di zuccheri, sale e grassi;  
  • la postura scorretta e lo stare troppo seduti;  
  • il fumo e lo stress con la sua inevitabile ripercussione sul quadro ormonale;  
  • la terapia prolungata con estroprogestinici; 
  • l’abitudine ad indossare abiti troppo stretti. 

Si possono individuare quattro stadi evolutivi della cellulite

  1. Edematoso, con gonfiore per ristagno di liquidi e accumulo di grasso e acqua nelle cellule. Se la cute viene premuta non rimangono tracce. 
  1. Fibroso, a causa del cattivo drenaggio le cellule adipose restano imprigionate ed inizia il processo di fibrosi reattiva con formazione di noduli, la cute è pallida con aree ipotermiche e se compressa inizia ad assumere l’aspetto “a buccia d’arancia”.   
  1. Fibrosclerotico, con micro-noduli incapsulati. Si avverte dolore alla manovra di “pinzamento” e fastidio al tatto, l’aspetto è “a buccia d’arancia”. 
  1. Sclerotico, si assiste alla formazione di macro-noduli e la cute assume l’aspetto “a materasso”. Questo stadio è irreversibile. 

Cosa si può fare per contrastarle? 

  • Per prima cosa bisogna fare attività fisica di tipo aerobico, evitando però i salti (ad esempio lo step): meglio la camminata veloce, la corsa, il nuoto e l’acquagym. Bisogna essere costanti, l’ideale è fare esercizio fisico per circa un’ora e almeno tre volte a settimana (e comunque non meno di due); 
  • Bere due litri di acqua oligominerale (residuo fisso < 100) al giorno, aggiungendo drenanti a base di tarassaco, betulla, meliloto e bromelina; 
  • Ridurre il consumo di sale nella preparazione dei pasti a massimo un cucchiaino al giorno; 
  • Abolire zucchero raffinato per dolcificare caffè, tè, tisane e imparare a consumarli al naturale; 
  • Limitare ad una volta a settimana il consumo di dolci e prodotti da forno; 
  • La pizza tonda e cotta al forno a legna con verdure può essere consumata sporadicamente; 
  • Aumentare il consumo di verdura fresca, cereali integrali, frutta povera di zucchero, limitando il consumo di formaggi sia freschi che stagionati, di carne rossa grassa e di pesce affumicato e prodotti in scatola; 
  • Abolire il fumo; 
  • Limitare il consumo di bevande alcoliche a una volta a settimana (un bicchiere di vino o una birra media). 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Fame Nervosa

Fame Nervosa

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Nel mio lavoro, mi trovo quotidianamente a dover affrontare il disagio della “fame nervosa”, che è in realtà un termine improprio ormai di uso comune, ma che trova nell’ “emotional eating” la definizione esatta. 

Soprattutto donne, ma anche uomini, si ritrovano spesso dopo cena o nel tardo pomeriggio ad avvertire una “voglia di cibo irresistibile” che li porta a “spizzicare”, per lo più cibi dolci nelle donne e cibi grassi e salati negli uomini. 

Purtroppo è un modo incongruo di reagire ad emozioni negative come tristezza, solitudine, rabbia, delusione, che spesso trova la sua origine nell’infanzia, quando la mamma di fronte al pianto incontrollato del proprio bimbo, invece di indagare la causa, correva a dargli il latte per calmarlo. 

Si instaura così un circolo vizioso di emozioni negative che si autoalimenta. Il più delle volte i pazienti cercano di compensare con digiuni successivi o comunque restrizioni alimentari che, affamando, si risolvono quasi sempre in un fallimento. 

Importante è invece evitare di ridurre in maniera drastica l’alimentazione ed impostare un regime che non sia rigidissimo e dove siano previsti degli snack gustosi ma bilanciati. 

Bisogna inoltre ricordarsi di bere (perché spesso viene confuso il sintomo della sete con quello della fame) e appena arriva imperante il desiderio di mangiare, mandare giù un bel bicchierone di acqua. 

Per contrastare la fame nervosa potrebbe risultare molto utile l’assunzione di integratori contenenti 5-idrossitriptofano (precursore della serotonina, un neurotrasmettitore coinvolto proprio nella regolazione dell’appetito e dell’umore), che si ritrova in piante come la Griffonia.  

È importante sottolineare che di solito dopo mezz’ora l’impulso si attenua, quindi si possono suggerire dei metodi di distrazione come: 

  • lavarsi i denti 
  • masticare lentamente un’uvetta sultanina 
  • chiamare un’amica 
  • uscire a fare una passeggiata  
  • fare un bagno caldo 

Vi sono inoltre delle tecniche antistress che molti studi hanno dimostrato essere efficaci, come la mindfulness, o attività come lo yoga e la meditazione. 

Inoltre, compito dello specialista è, da una parte smorzare il senso di colpa che spesso provano i pazienti, dall’altra cercare di ascoltare empaticamente i disagi o semplicemente la noia che vi sono dietro, incoraggiando i propri pazienti a non demordere qualora dopo vari tentativi si ritrovino sempre davanti alla dispensa, e suggerendo interventi più incisivi qualora questo disagio si ripercuota in modo prepotente sulla vita del paziente. 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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Sovrappeso

Sovrappeso

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Si definisce sovrappeso un indice di massa corporea (IMC = peso / altezza al quadrato), superiore o uguale a 25kg/m2 e inferiore o uguale a 30 kg/m2

Il sovrappeso non è considerato una patologia come l’obesità, ma predispone ad un aumento del rischio di contrarre non solo diabete di tipo II, ipertensione, ipercolesterolemia e ipertrigliceridemia, ma anche alcuni tipi di tumore, in particolare a carico di colon, prostata e mammella (quest’ultimo solo dopo la menopausa). 

Il sovrappeso, inoltre, aumenta il rischio di soffrire di sindrome delle apnee notturne, calcolosi della colecisti e fegato steatosico (comunemente detto grasso) che è un fattore predisponente per cirrosi e cancro epatico.  

Quando si mangia più del necessario, l’eccesso viene immagazzinato nelle cellule adipose che si ingrandiscono. Negli ultimi anni si è scoperto che gli adipociti (le cellule adipose) non sono organi inermi, ma veri e propri attori che producono delle sostanze chiamate adipochine, responsabili dell’innalzamento dei valori di glicemia, colesterolo e dei fattori dell’infiammazione. 

Numerosi studi hanno dimostrato, partendo dallo stato infiammatorio subclinico di questi pazienti, che sovrappeso e obesità sono associati ad una maggiore suscettibilità all’infezione da Sars-Cov-2 e ad un suo decorso più “impegnativo”. 

Un parametro ancora più importante dell’IMC per definire il sovrappeso è la circonferenza vita, che dovrebbe essere £ 94 negli uomini e £ 80 nelle donne. È il cosiddetto grasso viscerale, fucina di fattori pro-infiammatori, difficile da rimuovere, localizzato sull’addome e correlato con l’aumento del rischio di morte per cause cardiovascolari, tumori e diabete. 

È molto importante misurare la propria circonferenza vita oltre al peso e nel caso si discosti dai parametri indicati, bisogna correre al più presto ai ripari, iniziando sia un’attività fisica, come una camminata giornaliera di trenta minuti, che una restrizione alimentare che è bene venga impostata da uno specialista. 

Per contrastare l’assimilazione di zuccheri e grassi introdotti con il cibo, si può ricorrere ad integratori a base di sostanze naturali come Nopal (Opuntia o Fico d’India), Cassia nomame, Garcinia, Cromo, Caffè Verde, Lespedeza, mentre per attivare il metabolismo, ad integratori a base di Tè Verde, Cola o Capsico: assieme a alimentazione corretta e movimento, contribuiranno ad instaurare quel circolo virtuoso che ci permetterà di raggiungere il nostro peso ideale e, soprattutto, di mantenerlo nel tempo. 

A cura della Dott.ssa Nicoletta Cataldi, Medico specialista in Scienza dell’Alimentazione e Nutrizione

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