cardiospermumCardiospermum – Cardiospermum halicacabum L. – Sapindaceae

E’ una pianta rampicante erbacea a crescita rapida, ampiamente diffusa in India, Africa e Sudamerica.

I fiori del Cardiospermum halicacabum sono piccoli e bianchi. II nome della specie “Cardiospermum” si riferisce all’aspetto dei semi, che hanno quasi le dimensioni di un grano di pepe, di colore nero bruno e presentano un cuore bianco, chiaramente stilizzato. La definizione “halicacabum”, che significa “recipiente di sale”, deriva dal greco e si riferisce ai frutti della pianta, che sembrano gonfi.

Analisi sulle parti aeree e erbacee della pianta, dimostrano il contenuto in saponine (triterpeni glicosidi), tannino (sostanze tanniche idrolizzabili), tracce di alcaloidi e quebrachitolo (alcool di uno zucchero).

I semi contengono una percentuale relativamente alta, pari al 33%, di olio che si caratterizza soprattutto per l’elevato contenuto di acidi grassi a lunga catena come l’acido lignocerico, arachidonico, oleico e stearinico. Gli oli dei semi sono composti, per il 54%, dai rari cianolipidi.

Ulteriori sostanze contenute nelle parti erbacee sono diversi flavonoidi, triterpeni pentaciclici (glutinone, f3-amirenone, (3-amirina) e sterine vegetali (fitosteroli).

Si attribuiscono al Cardiospermum proprietà antiflogistiche, antinfiammatorie e antipruriginose.

Quando le cellule ricevono uno stimolo recettoriale (come la presenza di un allergene), oppure subiscono un danno, avviene l’apertura dei canali di ioni calcio nelle membrane cellulari, con conseguente attivazione degli enzimi coinvolti nella cascata dell’acido arachidonico.

L’acido arachidonico insaturo è un componente di diversi fosfolipidi e viene liberato tra l’altro da queste molecole grazie all’attività della fosfolipasi A2. Nella cascata dell’acido arachidonico questo stesso acido viene usato come substrato per diverse reazioni enzimatiche, ad esempio da un lato viene utilizzato dalle cicloossigenasi per la sintesi delle prostaglandine e dei trombossani, dall’altro esso fluisce tramite una reazione di lipoossigenasi nella sintesi dei leucotrieni. Importanti sono soprattutto i diversi leucotrieni in quanto questi, supportati dalle prostaglandine, esercitano molteplici azioni sul decorso dei processi infiammatori.

Le prostaglandine ed i leucotrieni sono conosciuti attualmente come importanti mediatori della comparsa e dello sviluppo delle infiammazioni.

Anche un’elevata proliferazione cellulare e l’insorgere di prurito (come accade ad esempio in eczemi endogeni ed esogeni, eritemi, psoriasi ed acne) sono probabilmente da attribuire all’alto contenuto di leucotrieni riscontrato in numerose malattie. Inoltre il leucotrieni (LTB4, LTC4, LTD4 e LTE4) attraverso un meccanismo di riaccoppiamento attivano la fosfolipasi A2, stimolando in tal modo la propria sintesi e quindi anche il processo infiammatorio.

L’attività dell’enzima chiave della cascata dell’acido arachidonico, cioè la fosfolipasi A2, viene regolata come detto in precedenza dal tasso di calcio intracellulare. Diversi stimoli esterni possono portare all’apertura dei canali di calcio nelle membrane cellulari che provoca, tramite l’attivazione dell’enzima, una maggiore liberazione di acidi grassi.

Si presuppone che l’effetto antiflogistico dei fitosteroli inizi a questo punto della biosintesi regolando l’apertura dei canali degli ioni; ed impedendo in tal modo un flusso massiccio di calcio nello spazio intracellulare, che in caso contrario porterebbe ad un’eccessiva attivazione della cascata dell’acido arachidonico.

I fitosteroli contenuti nel Cardiospermum normalizzano quindi il decorso della sintesi dei metaboliti dell’acido arachidonico. Non si verificano effetti collaterali come si osserva invece per altre sostanze terapeutiche, per esempio corticosteroidi o antinfiammatori non steroidei. Diversamente da quanto succede per il Cardiospermum, queste sostanze sopprimono completamente la formazione di leucotrieni e/o prostaglandine in seguito alla disattivazione degli enzimi interessati. Dato che i metaboliti dell’acido arachidonico svolgono importanti funzioni metaboliche anche in cellule fisiologicamente sane, la soppressione della loro sintesi porta a disturbi che si manifestano negli specifici effetti collaterali delle sostanze terapeutiche sopra citate.

II Cardiospermum, paragonato all’cortisone, ha dimostrato un minore effetto, ma comunque un effetto marcato, sui parametri analizzati, ad esempio un abbassamento significativo dell’attività degli enzimi infiammatori e del contenuto dei perossidi lipidi che danneggiano le cellule, quale espressione della sua azione antiflogistica.

Le caratteristiche antipruriginose ed antiinfiammatorie di Cardiospermum hanno indotto ad intraprendere analisi su pazienti con dermatiti principalmente di origine infiammatoria, accompagnate da forte prurito. Sono stati curati con pomate a base di cardiospermum, 67 pazienti con eczemi di origine allergica, tossico-degenerativa e microbica, come ad esempio infezioni secondarie sulla base di una tigna e pazienti affetti da neurodermatite e psoriasi volgare con esantemi orticariformi.

La durata del trattamento è stata in genere di 10-14 giorni con 2-3 applicazioni al giorno. Come parametro per la determinazione dell’efficacia si è scelta la valutazione macroscopica dei fenomeni eritematosi, papulo-vescicolosi e/o squamosi, eseguita ad intervalli di 3-7 giorni. Particolarmente significativa è stata la tendenza alla regressione ed alla guarigione. Tra i sintomi soggettivi è stato valutato quello che generalmente è il più importante per il paziente, ovvero il prurito.

Già pochi minuti dopo l’applicazione della pomata i pazienti hanno provato una chiara diminuzione del prurito sulle aree cutanee trattate. I fenomeni infiammatori, eczematosi sono regrediti rapidamente e nei sottogruppi degli “eczemi allergici da contatto” e degli “eczemi tossico-degenerativi/microbici” è stato osservato un risultato terapeutico buono o ottimo rispettivamente nel 56% e nel 61% dei casi.

In 4 dei 9 pazienti affetti da psoriasi con esantemi orticariformi in parte estesi si è manifestato un rapido effetto antipruriginoso, mentre i restanti 5 pazienti hanno risposto alla terapia in modo meno soddisfacente, dimostrando soprattutto manifestazioni fresche ed essudative. Addirittura 2 dei 9 pazienti affetti da neurodermatite per lo più a carattere cronico e con lichenificazione localmente marcata hanno riportato un miglioramento da buono a soddisfacente dello stato cutaneo. In generale tali pomate sono state tollerate in modo ottimo da tutti i pazienti e non si sono manifestati effetti collaterali.